Redukt “Otho” reviewed

Redukt "Otho" (kvitnu 46)

Nuova entrata in casa della Kvitnu che si avvicina alla fatidica soglia delle cinquanta release con l’avvincente debutto di Alexander Vasiliev e Nikolai Turchinski, due manipolatori elettronici moscoviti che amano in modo malato gli impulsi elettrici che si rincorrono a diverse velocità. Ascoltando le cinque tracce di ‘Otho’ sembra di trovarsi nei bassifondi della metropolitana, di notte, quando le persone scarseggiano e la stanchezza si fa sentire. Il suono dei Redukt cresce a dismisura col passare dei minuti, è claustrofobico e letale, i synth si scontrano in battaglie noise in cui non c’è vincitore ma solo tanta desolazione e le immagini che invadono la mente, come diapositive schizofreniche, descrivono un concept apocalittico. La loro capacità di fondere esperienza digitale e analogica è sensazionale e li pone al di sopra di buona parte delle uscite del genere, a dimostrazione che anche stavolta l’etichetta di Dmytro Fedorenko, ormai dieci anni di attività alle spalle come discografico e diverse soddisfazioni con il moniker Kotra, ha fatto centro puntando su chi ha davvero qualcosa da dire. Se avete consumato le ultime cose di Sturqen e Matter non indugiate oltre. ‘Otho’ deve essere vostro a tutti i costi.

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